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Sanzioni per più di 1 milione di euro per Vodafone e Wind Tre: hanno aggiunto costi fissi a SIM a consumo

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Sanzioni per più di 1 milione di euro per Vodafone e Wind Tre: hanno aggiunto costi fissi a SIM a consumo

Postato da: Francesca Emilio
Categoria: Notizie

Vodafone e Wind Tre sono state multate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) rispettivamente per 696.000 euro e 522.000 euro per avere introdotto costi fissi di abbonamento su schede con piani a consumo.

Alcuni clienti Wind Tre proprietari di schede a consumo, quindi non in abbonamento mensile, l’estate scorsa hanno segnalato all’AGCOM il ricevimento di un SMS di Wind Tre che modificava il contratto legato alla loro scheda: la nuova offerta comprendeva un costo mensile fisso di 4 euro con traffico incluso di pari importo. I clienti, cioè, alla modifica del contratto, avrebbero ricevuto una sorta di addebito mensile fisso, come quello di un abbonamento, corrispondente però a un traffico dello stesso valore.

Wind Tre ha spiegato all’AGCOM che l’SMS di variazione contratto è stato inviato solo a coloro che usavano una scheda a consumo con l’unico scopo di ottenere un numero cellulare da usare poi per comunicazioni IP via Wi-Fi. Wind Tre non lo spiega con esattezza, ma si riferisce a questa pratica come a un escamotage per non pagare i servizi a consumo. È il caso, per esempio, di privati o anche di piccole società che comprano una scheda a consumo e poi usano i servizi di messaggistica come Telegram o WhatsApp via Wi-Fi per effettuare chiamate vocali, messaggiare o condividere contenuti multimediali.

Secondo Wind Tre questo sistema, seppure lecito, è dannoso per i fornitori dei servizi di telecomunicazioni, data la totale mancanza di remunerazione connessa a tali pratiche perché non viene usata la rete mobile per accedere ai servizi. Wind  Tre  avrebbe  potuto  aumentare  a  tutti  i  clienti  i  costi  di ciascun  servizio pay  per  use,  ma  così  facendo  avrebbe  inciso  proprio  su  coloro  che attuano un utilizzo normale della SIM e non su chi la usa in maniera difforme da come è stata pensata. Wind Tre ha quindi scelto di non aumentare i costi del servizio, ma di assicurare un minimo di traffico mensile generato dalle SIM in questione, che ne remunerasse i costi, senza gravare sui clienti, in quanto interamente fruibile.

L’AGCOM non ha però reputato corretta l’interpretazione di Wind Tre, dato che l’addebito mensile fisso di 4 euro, seppur corrispondente al valore di traffico utilizzabile, non è stata una modifica unilaterale di contratto (alla quale gli utenti potevano comunque rispondere con il recesso o con il cambio operatore) ma un “quid novi” nell’originario contratto prepagato. Questo “cambio di pelle” del contratto avrebbe avuto bisogno di passare attraverso un’accettazione consapevole dei clienti e non da una modifica unilaterale del contratto a una certa data. AGCOM ha quindi ordinato a Wind Tre il pagamento di una sanzione di 696.000 euro.

Anche alcuni clienti Vodafone hanno segnalato all’AGCOM, tra settembre 2019 e gennaio 2020 di avere avuto addebiti sotto la voce “internet abbonamento” per SIM ricevute diversi anni addietro a titolo gratuito e con piano a consumo, mai utilizzate o inutilizzate ormai da tempo. La comunicazione è avvenuta usando indirizzi e-mail, posta cartacea e numeri di schede in abbonamento in capo agli stessi clienti, attive e con ricevimento di fattura. Il costo di questo abbonamento era di 5 euro al mese, e Vodafone lo ha giustificato per  “continuare  a  investire  sulla rete e offrire sempre la massima qualità dei servizi”. C’era possibilità di recesso o di cambio operatore.

Quindi Vodafone ha addebitato a utenti intestatari di SIM dati con piani base a consumo un costo fisso mensile in virtù di una pretesa modifica contrattuale, che però nei fatti era  una  vera  e  propria  novazione  del  contratto. Vodafone non si è detta d’accordo, perché con il costo fisso di 5 euro al mese su determinate schede a consumo non utilizzate non ha inciso sulla modifica dei servizi mobili inerenti al contratto, che sono rimasti a consumo. Inoltre, secondo Vodafone l’aver sottoscritto un’offerta “a consumo” non implica che questa non debba prevedere dei costi per l’operatore a prescindere dall’effettivo consumo del servizio da parte del cliente.

L’AGCOM non l’ha vista allo stesso modo. Anche in questo caso ha interpretato la modifica contrattuale non come modifica unilaterale concessa nei casi previsti dalla legge, ma di un inserimento di nuovi elementi che di fatto hanno prodotto una novazione del contratto. L’Autorità ha quindi emesso una sanzione di 522.000 euro nei confronti di Vodafone.

Articolo: Dday.it