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Caro-bollette, ecco chi soffre di più l’aumento della spesa

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Caro-bollette, ecco chi soffre di più l’aumento della spesa

Postato da: Francesca Emilio
Categoria: Notizie

Nel 2022 la spesa energetica annua delle famiglie italiane è aumentata in maniera molto forte rispetto al 2021, raggiungendo una media di 1.915 euro, ovvero 500 euro in più rispetto al 2021. Nello specifico, la spesa per energia elettrica e per il gas di rete è cresciuta del 35 per cento a fronte di una corrispondente crescita dei prezzi, rispettivamente del 50 e 34,7 per cento.

Grazie al clima mite, con temperature al di sopra della media storica, ed al conseguente calo dei consumi (-14% per il gasa naturale) e grazie, soprattutto, agli importanti contributi messi in campo dal governo (16,8 miliardi di euro) il fenomeno della povertà energetica è stato in parte controllato. Alla fine del 2022, infatti, secondo l’indicatore dell’Oipe, l’Osservatorio italiano povertà energetica (Pe), erano 2 milioni di famiglie in povertà energetica, pari al 7,7% del totale, in calo dello 0,8% rispetto all’anno precedente (-189 mila nuclei) uno dei livelli più bassi registrati negli ultimi sette anni.

Chi soffre di più
In particolare rivela il nuovo studio sulla povertà energetica realizzato da Oipe (un network informale di ricercatori ed esperti, appartenenti a università, centri di ricerca e istituzioni italiane ed estere) e Banco dell’energia, per effetto delle diverse tipologie di consumi e dei contratti in essere, l’aumento dei prezzi non ha colpito tutte le famiglie nello stesso modo. In dettaglio tutte le famiglie hanno visto aumentare l’incidenza della spesa energetica sul totale ma le famiglie più povere, che oltre alle misure generalizzate di contenimento dei prezzi hanno beneficiato di trasferimenti mirati, hanno subito una crescita della spesa inferiore rispetto alle famiglie con spesa complessiva attorno ai valori mediani. Circa 220 mila famiglie appartenenti alle prime due fasce di spesa sono così uscite dalle condizioni di povertà energetica dove invece sono entrati 45 mila nuclei che appartengono ai successivi tre decimi in cui viene calcolata la distribuzione della spesa.

La classifica delle regioni
A livello territoriale si è registrata una considerevole riduzione della quota di famiglie in “Pe” nelle Isole e nel Centro, a fronte di una stabilità nel Nord est: la Povertà energetica – rileva lo studio – caratterizza in particolar modo le famiglie che risiedono in piccoli centri e in aree suburbane ed oscilla tra il minimo del 4,5% in Toscana e Marche e il massimo del 22,4% in Calabria, regione che nel giro di un anno ha subito l’incremento maggiore (5,7 punti in più) a fronte di una sostanziale stabilità delle altre regioni italiani. Sotto la media nazionale si collocano Piemonte (7%), Umbria (6,8), Emilia Romagna (6,5) Friuli Vg (5,7), Veneto (5,2), Lombardia (51,), Lazio (5,0) e Liguria ( 4,7). Sopra la media nazionale si piazzano invece anche Abruzzo (8,4), Val d’Aosta (8,7), Sardegna (8,9), Campania (9,3), Sicilia (12), Basilicata (13,4), Puglia (13,7) e Molise (16,7).

Non abbassare la guardia
“La riduzione della povertà energetica nel 2022 va interpretata in un contesto di ingenti sussidi concessi dal governo e di interventi transitori su fiscalità e componenti tariffarie dei prodotti energetici. Non è una politica sostenibile nel medio termine ed è necessario che si organizzi, al più presto, una strategia di contrasto al fenomeno che si basi su analisi rigorose e su strumenti mirati per contemperare i vincoli di finanza pubblica e l’efficacia degli interventi che devono essere destinati solo alle famiglie vulnerabili” commenta la professoressa Paola Valbonesi, presidente dell’Oipe e capo del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova. Concorda il presidente del Banco dell’energia, Roberto Tasca secondo il quale, “i dati presentati da Oipe indicano che le azioni messe in campo sia dal governo sia dagli operatori sociali negli ultimi anni hanno prodotto dei risultati incoraggianti. Tuttavia, nonostante i prezzi delle forniture energetiche si siano abbassati nel 2023, l’attenzione di istituzioni e società civile deve necessariamente rimanere alta per consolidare i risultati ottenuti.”

Le dinamiche di spesa
Lo studio Oipe-Be ricorda che dinamiche della spesa energetica tra le famiglie sono differenziate in considerazione del ruolo giocato principalmente da tre fattori: la reazione della quantità domandata all’aumento dei prezzi (elasticità); la tipologia di contratto di erogazione del servizio, in particolare la presenza o meno di un contratto a prezzo fisso ed infine la titolarità per il ricevimento di misure governative di sostegno contro il caro energia. Sul primo punto la ricerca segnala che le famiglie meno abbienti in genere esibiscono una minore elasticità della domanda al prezzo, mentre sul fronte dei contratti, lo studio mette in evidenza come nel corso del 2022 quasi il 70 per cento delle famiglie avesse una fornitura a prezzo fisso che quindi dovrebbe averle schermate, seppur parzialmente, dagli aumenti incorsi. Esclusivamente per le famiglie che hanno sottoscritto un nuovo contratto nel corso del 2022 (circa un terzo del totale), i prezzi sono variati sensibilmente a seconda del tipo di vettore energetico (elettricità o gas) e di mercato (tutelato o libero): i prezzi dei nuovi contratti per la fornitura di elettricità alla fine del 2022 erano raddoppiati (+91,5%) o più che triplicati (+219%) nel, rispettivamente, mercato tutelato e libero rispetto alla periodo corrispondente; per il gas, i prezzi nel “tutelato” erano stabili a fronte di prezzi raddoppiati nel libero.

I sussidi pubblici
A fronte di questa situazione di emergenza le famiglie hanno beneficiato di numerosi interventi (da quest’anno in larga parte ornai azzerati), che si possono raggruppare in due categorie: interventi generalizzati sui prezzi o misure tariffarie (riduzione IVA gas dal 22 al 5%, eliminazione oneri generali di sistema per elettricità e gas) e trasferimenti mirati (incremento beneficiari e importi del bonus elettrico e gas, bonus una tantum di 150 e 200 euro di luglio e novembre 2022, rispettivamente). Inoltre sempre nel 2022 la platea dei beneficiari, in particolare quella relativa alle famiglie con meno di quattro figli, è stata estesa come conseguenza dello spostamento della soglia Isee da 8.265 a 12.000 euro annui per l’accesso al bonus. Interventi che hanno contenuto l’emergenza, ma non per tutte le famiglie.

Articolo: lastampa.it