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Bollette a 28 giorni, multa dell'Antitrust da 228 milioni di euro alle compagnie telefoniche

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Bollette a 28 giorni, multa dell’Antitrust da 228 milioni di euro alle compagnie telefoniche

Pubblicato da: admin
Categoria: Notizie
Bollette a 28 giorni, multa dell’Antitrust da 228 milioni di euro alle compagnie telefoniche

La sanzione dell’Autorità nei confronti di Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre: “Intesa anticoncorrenziale”. Soddisfatti i consumatori

C’è stato davvero un cartello tra operatori dietro la brutta vicenda delle tariffe a 28 giorni, che ha causato sovrapprezzi per decine di milioni di utenti: l’ha stabilito oggi l’Autorità Antitrust. E per questo motivo ha irrogato una sanzione per complessivi 228 milioni di euro a Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre “accertando un’intesa anticoncorrenziale relativa al repricing effettuato nel ritorno alla fatturazione mensile”, si legge in una nota dell’Autorità.

Il cartello ci sarebbe stato quindi non nel decidere la nascita di tariffe 28 giorni, ma dopo: quando gli operatori, nell’essere costretti (dalle norme) a tornare a tariffa mensile l’hanno fatto aumentando i canoni.
Si tratta di 114,4 milioni per Tim; 59,97 per Vodafone; 38,97 per Wind Tre e 14,76 milioni per Fastweb.

“In particolare, le indagini svolte hanno permesso di accertare che i quattro operatori telefonici hanno coordinato le proprie strategie commerciali relative al passaggio dalla fatturazione quadrisettimanale (28 giorni) a quella mensile, con il mantenimento dell’aumento percentuale dell’8,6%”. Di questa percentuale era aumentato il costo mensile effettivo, per gli utenti, a causa delle tariffe 28 giorni. Secondo l’Antitrust, “tale coordinamento era sotteso a mantenere il prezzo incrementato, vanificando il confronto commerciale e la mobilità dei clienti”.

Come funzionava il meccanismo tariffe 28 giorni
Le tariffe 28 giorni – ossia con addebito all’utente ogni quattro settimane invece che alla scadenza del mese solare – avevano caratterizzato le offerte degli operatori nel 2017, fino ad aprile 2018. Hanno cominciato prima ad apparire su quelle di telefonia mobile, poi anche su quelle del fisso, fino a diventare quasi il solo tipo di fatturazione esistente in Italia. Di fatto per gli utenti significava perdere alcuni giorni di traffico, perché l’addebito scattava prima della fine del mese solare. Questo sistema comportava, in un anno, 13 addebiti del canoni invece di dodici (com’era prima e com’è adesso, quando il canone scatta a ogni mese). Gli operatori sono stati costretti a tornare a tariffa mensile dopo che una legge dello Stato glielo ha imposto (la Legge di Bilancio 2018).

Il problema è che hanno cercato di recuperare i soldi persi in questo passaggio: rincarando il canone in modo equivalente (con un aumento appunto dell’8,6 per cento, che corrisponde proprio a quell’addebito annuale perso rispetto ai 13 che potevano fare con tariffe a 28 giorni).

Adesso l’Antitrust decreta che c’è stato cartello in quest’ultima operazione.

E’ l’ultimo tassello di una lunga vicenda. L’Antitrust “aveva adottato nel marzo 2018 delle misure cautelari che, grazie alle specifiche modalità e tempistiche, avevano effettivamente impedito l’attuazione dell’intesa. Infatti, a seguito dell’adozione di tali misure, gli operatori avevano dovuto riformulare le proprie strategie commerciali e ciò aveva determinato una diminuzione dei prezzi rispetto alla rimodulazione annunciata”, si legge nella nota odierna.
Un’altra autorità, Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni), aveva sanzionato nel 2017 gli operatori e dopo aveva stabilito rimborsi agli utenti; ma solo per la telefonia fissa.

Non è finita. Pende un procedimento sanzionatorio dell’Agcom per sanzionare di nuovo gli operatori, per non aver disposto però in modo automatico questi rimborsi. Li danno infatti solo a chi li richiede, in forma di storno sulla bolletta successiva (tagliando così fuori una platea di utenti non abbastanza informati sulla vicenda o scoraggiati dalle procedure di richiesta). Per altro, ancora non è noto come sarà possibile ottenere i rimborsi per gli utenti che nel frattempo hanno lasciato il proprio operatore telefonico.

Le motivazioni della sanzione Antitrust

Nell’imporre le sanzioni l’Autorità – spiega – “ha bilanciato la necessità che esse abbiano efficacia deterrente rispetto a possibili future condotte concertate tra i suddetti operatori e, d’altro canto, l’esigenza che le stesse non siano ingiustificatamente afflittive”.

“Nel far ciò anzitutto essa ha tenuto conto della circostanza che gli effetti dell’intesa sono stati evitati applicando per la prima volta delle misure cautelari, che peraltro hanno comportato una riduzione dei prezzi in misura differenziata per i clienti degli operatori oggetto del procedimento prima che il repricing fosse completato”.

“In secondo luogo, l’Autorità ha considerato la specificità delle condotte accertate nel contesto dei mercati delle telecomunicazioni fisse e mobili, nonché le condizioni di concorrenza del settore, sia in termini di prezzi che di investimenti tecnologici necessari per garantirne lo sviluppo”.

Le reazioni dei consumatori

“Esprimiamo la nostra massima soddisfazione per la decisione dell’Antitrust che ha confermato quello che avevamo denunciato ormai 2 anni fa: le compagnie telefoniche hanno fatto cartello sulla vicenda delle tariffe a 28 giorni soffocando la libertà di scelta e il risparmio degli utenti. – dichiara Ivo Tarantino, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo – È dal 2017 che siamo in prima linea per difendere i consumatori in questa battaglia. La giustizia amministrativa ha già confermato gli abusi delle Telco e le ha obbligate a rimborsare i consumatori per i giorni erosi. Oggi arriva questa decisione che speriamo chiuda in maniera definitiva la vicenda 28 giorni. È arrivato il momento che le compagnie telefoniche mettano fine a tutti gli stratagemmi – dai costi nascosti alle offerte poco trasparenti – ai danni degli utenti e recuperino la fiducia dei consumatori”.
“Dopo due anni dall’inizio dell’istruttoria, aperta il 7 febbraio 2018, il procedimento si chiude finalmente con una condanna delle compagnie telefoniche”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La telenovela, purtroppo, non è ancora finita, dato che le compagnie impugneranno al Tar. Ma almeno si è messo un punto importante in questa triste vicenda” prosegue Dona.

Articolo e foto: Repubblica.it