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Bolletta della luce, quanto incide il prezzo dell’elettricità (e perché è così alto)

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Bolletta della luce, quanto incide il prezzo dell’elettricità (e perché è così alto)

Pubblicato da: Francesca Emilio
Categoria: Notizie

Il costo dell’energia elettrica gioca un ruolo importante nella spesa totale in bolletta. Il prezzo del kilowattora non è uguale per tutti, ma cambia in base all’offerta sottoscritta con il proprio fornitore. Nel mercato tutelato, il prezzo del kilowattora è stabilito dall’Authority, mentre nel mercato libero viene stabilito dai singoli fornitori di energia elettrica. A seconda delle offerte, può essere un prezzo fisso oppure indicizzato. La scelta dell’offerta luce può cambiare molto il peso finale della bolletta: maggiore è il prezzo del kilowattora, maggiore sarà la spesa annua da sostenere per pagare la corrente.

Per capire la composizione del prezzo, bisogna innanzitutto sapere che cos’è un kilowattora: rappresenta l’energia assorbita in un’ora da un apparecchio che ha la potenza di un kilowatt ed è l’unità di misura che viene utilizzata per calcolare e fatturare i consumi sulla bolletta della luce. A oggi il prezzo del kilowattora sul mercato tutelato è pari a 0,256 euro per la tariffa monoraria (per la multioraria il prezzo è di 0,269 euro nella F1 e di 0,249 euro nella F2 e F3). Sul mercato libero, invece, il prezzo in bolletta dipende principalmente dal Prezzo unico nazionale (Pun) dettato dalla Borsa elettrica, a meno che si tratti di un’offerta a prezzo fisso. In questo caso, il fornitore blocca la tariffa per un certo periodo, in genere 12 o 24 mesi, quindi le variazioni del Pun sulla bolletta si avvertono non prima di uno o due anni.

Nelle offerte a prezzo indicizzato, invece, i rincari del Pun si riflettono subito sulla bolletta, seguendo le oscillazioni della Borsa elettrica. Il Pun esprime la media pesata dei prezzi di vendita dell’energia elettrica in Italia, tenendo conto delle contrattazioni nelle differenti zone del Paese in ogni ora e giornata: un riferimento che riassume le compravendite che avvengono tra i produttori di energia elettrica e i fornitori che la acquistano e la rivendono ai clienti finali. Le operazioni di compravendita si svolgono nell’Ipex (Italian Power Exchange), la Borsa elettrica italiana. Le dinamiche di questo mercato sono abbastanza complesse e le fasi più difficili da gestire sono la produzione e il trasporto dell’energia elettrica. In base ai movimenti del Pun i fornitori calcolano il prezzo dell’energia in bolletta.

Numerosi elementi, a partire dai livelli della domanda, concorrono alla formazione di questo valore, ma il fattore determinante è il prezzo del gas, perché oltre metà dell’energia elettrica nazionale si produce nelle centrali a gas, che quindi possono «fare» il prezzo, visto che controllano l’ultima energia elettrica immessa sul mercato. Le fonti rinnovabili, che al momento coprono circa il 30% della domanda (per il tracollo dell’idroelettrico), potrebbero fare da calmiere, ma non hanno abbastanza produzione per combattere l’impennata del gas.

Nell’ultimo anno, come noto, le quotazioni del gas sul mercato europeo sono più che quadruplicate, dai 30 euro a megawattora di fine giugno 2021 ai 130 euro a megawattora della settimana scorsa. Un andamento simile ha caratterizzato l’energia elettrica, con il Prezzo unico nazionale che, pur avendo assorbito i picchi estremi osservati nei mesi scorsi, oscilla ora intorno a livelli quasi cinque volte quelli del pre pandemia e tre volte quelli di un anno fa: da 0,084 euro al kilowattora del giugno 2021 a 0,23 euro di maggio 2022. Volano, di conseguenza, anche le bollette.

Articolo: Corriere.it