Bollette, il 75% degli italiani le paga puntualmente: in difficoltà i più giovani. I dati

In Italia il 75% dei consumatori riesce a pagare puntualmente tutte le bollette, un dato leggermente inferiore alla media europea, ma tra i più giovani la quota scende al 55% nella Generazione Z, segnalando difficoltà più diffuse nella gestione delle spese correnti. Questo è quanto emerge dall’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, indagine realizzata su 20mila consumatori in 20 Paesi europei sui comportamenti di pagamento e sul benessere finanziario.

Maggiore vulnerabilità economica tra i giovani
Il rapporto evidenzia una maggiore vulnerabilità economica tra i giovani: il 39% della Gen Z dichiara di aver contratto debiti per imitare stili di vita visti sui social media. Nel complesso il 64% degli italiani riesce a mettere da parte risparmi per emergenze, ma il 66% si dichiara preoccupato in caso di acquisti importanti, secondo valore più elevato in Europa dopo il Portogallo.

Le difficoltà dei più giovani
Le difficoltà della Gen Z sono legate, secondo l’indagine, a redditi mediamente più bassi, ingressi più tardivi e discontinui nel mercato del lavoro e un costo della vita più elevato rispetto alle generazioni precedenti. A questi fattori si aggiunge l’influenza dei social media: il 71% degli intervistati ritiene che le piattaforme digitali contribuiscano a creare aspettative poco realistiche sullo stile di vita, mentre il 26% afferma che la pressione legata agli stili di vita mostrati online ha avuto un impatto negativo sul proprio benessere psicologico, quota che sale al 47% tra i giovani della Gen Z.

L’educazione finanziaria
L’indagine evidenzia anche un deficit di educazione finanziaria. Solo il 21% degli italiani ritiene di aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola, contro il 31% della Norvegia, prima in classifica. L’85% della Gen Z dichiara inoltre di non aver ricevuto una formazione adeguata su questi temi durante il percorso scolastico. Secondo il Money Management Index, introdotto quest’anno nel rapporto per misurare i comportamenti che favoriscono la stabilità finanziaria, l’Italia ottiene un punteggio di 81,9, in linea con la media europea ma lontano dai Paesi più resilienti.

L’importanza dell’educazione finanziaria
“I dati dell’ultimo Ecpr ci raccontano un Paese che sta ritrovando fiducia, ma che rimane esposto a shock anche minimi,” afferma Enrico Risso, amministratore delegato di Intrum Italy. “Molti italiani mostrano grande responsabilità nella gestione delle spese essenziali, ma la vulnerabilità resta elevata, soprattutto tra i giovani e tra chi non dispone di strumenti educativi adeguati. Il nostro rapporto ci indica chiaramente che introdurre l’educazione finanziaria fin dall’infanzia può innestare competenze di vita essenziali; da questo punto di vista, guardare ai modelli educativi dei Paesi nordici può rappresentare una leva strategica per crescere una cittadinanza più consapevole e preparata”, aggiunge.

L’aumento dei costi operativi per le imprese
La guerra in Medio Oriente e i rincari delle bollette preoccupano anche le imprese. A rendere più pesante il quadro è anche l’aumento dei costi operativi: nei 18 giorni successivi allo scoppio del conflitto in Iran i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas sono saliti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%”. È l’allarme lanciato da Confesercenti, che ha elaborato, con la collaborazione di Innova, una simulazione sugli effetti dei rincari registrati nelle ultime settimane sui mercati energetici: se questi livelli dovessero mantenersi fino alla fine dell’anno, per le Pmi del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe salire nel 2026 a 3,8 miliardi di euro, 880 milioni in più rispetto al 2025.

A quanto arrivano i rincari
L’aumento della spesa annua medio è di quasi 1.500 euro ad attività, con grandi differenze tra i comparti: l’incremento stimato è pari a 2.700 euro per un supermercato, 529 euro per un minimarket e 109 euro circa per un piccolo esercizio al dettaglio non alimentare, mentre arriva a 1.010 euro per un bar, 1.830 euro per un ristorante, 2.723 euro per un albergo di 30 camere. Un aumento dei costi operativi che si andrebbe a sommare alla frenata dei consumi reali delle famiglie, stimata in circa 4 miliardi di euro. “Nelle attività del commercio, del turismo e dei servizi energia elettrica e gas sono costi strutturali, difficili da comprimere e impossibili da assorbire a lungo senza conseguenze”, osserva presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.

Articolo: tg24.sky.it

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